Un merlo attraversa il cielo portando storie. Le raccoglie tra le piazze e i giardini, tra le statue che piangono e gli alberi che aspettano la primavera. Le custodisce nelle ali e, quando si ferma, le affida a chi è disposto ad ascoltare. I Racconti del Merlo nasce da questo incontro: tra la voce antica e luminosa delle fiabe di Oscar Wilde Il principe felice e Il gigante egoista e lo sguardo vivo di un narratore che inciampa, ride, si commuove. Un merlo chiacchierone e inquieto, capace di parlare direttamente al pubblico e, nello stesso tempo, di perdersi dentro ciò che racconta.
Una piazza. Una statua d’oro che non può muoversi ma vede tutto. Una rondine che vorrebbe volare lontano e invece resta. Nella notte, tra il freddo e il silenzio, prende forma una storia di dono, di perdita, di amore inatteso. Un amore che non salva dalla fine, ma la illumina.
E poi un giardino. Chiuso, proibito, silenzioso. Un gigante che non vuole condividere e un inverno che non passa mai. Finché, un giorno, qualcosa si incrina: un bambino, uno sguardo, un gesto minuscolo. E allora la neve si scioglie, i rami si piegano, i fiori ritornano. Perché a volte basta aprire uno spiraglio perché il mondo torni a respirare.
In scena, un solo corpo attraversa tutto questo. Diventa voce, spazio, vento, presenza. Evoca città e stagioni, trasforma il racconto in visione, lascia che la parola si intrecci al movimento e alla musica, costruendo immagini che nascono e svaniscono nello stesso istante.
Il merlo guida, ma non spiega. Si sorprende, si contraddice, si ferma ad ascoltare. E in questo suo modo imperfetto e umano, accompagna lo spettatore dentro le pieghe delle storie: dove la bellezza convive con la miseria, dove l’egoismo può trasformarsi, dove la gentilezza lascia tracce invisibili ma durature. I Racconti del Merlo è un invito a restare. Ad ascoltare davvero.
A chiudere gli occhi, forse, e sentire che qualcosa continua a battere, sotto la pietra, dentro l’inverno, nel cuore delle cose.